In questi giorni spopolano in rete diversi video di cittadini che , fermati per un controllo di polizia, si rifiutano di mostrare i documenti o l’autocertificazione.
Ma quali sono i doveri e i diritti di un normale cittadino e cosa può chiedere un pubblico ufficile durante un controllo?
Scopriamolo in questo articolo.
Camminare senza patente, carta d’identità o altri documenti di riconoscimento: che succede nel caso in cui un rappresentante delle forze dell’ordine mi chieda di esibirli?
Stai facendo una passeggiata lungo una strada deserta. È sera; non hai curato molto il tuo abbigliamento e, in più, sono diversi giorni che non ti fai la barba. Hai un look trasandato e non c’è bisogno che a dirtelo sia lo specchio. Il tuo aspetto è così sospetto che ti ferma un poliziotto, convinto di chissà quale intento illecito tu stia perseguendo: magari ti prende per spacciatore o per un ladro.
L’agente ti chiede le generalità e, non contento, ti ordina di esibire un documento di identità. Gli fai presente che hai lasciato la carta d’identità a casa e che, siccome non stai guidando, non hai neanche con te la patente. Del resto, non essendo uscito per acquistare qualcosa, hai anche lasciato il portafogli a casa. Il poliziotto, però, ti dice che se non gli fornisci un documento ti dovrà portare con sé in questura. È vero? Così ti chiedi giustamente: cosa rischio se la polizia mi chiede i documenti e non li ho? Lo cercheremo di scoprire in questo articolo.
Mi può fermare un agente di polizia e chiedermi le generalità?
La prima domanda a cui rispondere è se un poliziotto può fermare un libero cittadino nel bel mezzo di una passeggiata e, senza una ragione evidente (quindi anche per un generico controllo) può chiedergli di identificarsi ed esibire i documenti di identità.
La risposta è affermativa: l’agente può imporre, in qualsiasi momento, a chiunque di identificarsi, anche se non ricorrono situazioni di particolare gravità a giustificare un controllo.
Il cittadino, però, ha anch’egli diritto a chiedere all’agente di identificarsi a sua volta, esibendo il tesserino. Se non lo fa, si può sottrarre agli ordini del poliziotto e proseguire la propria marcia. Ciò al fine di evitare eventuali abusi di terzi che, spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine, potrebbero fermare altre persone e compiere illeciti (ad esempi.
La polizia può chiedermi i dati come nome e cognome?
Una volta fermato dal poliziotto o dal carabiniere, hai l’obbligo di fornire le tue generalità: nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza. L’agente non può chiedere informazioni particolarmente dettagliate e difficili da ricordare come il codice fiscale o il numero della carta d’identità o della patente. Se il poliziotto richiede l’esibizione dei documenti e tu non li hai portati con te non ti può succedere nulla, né puoi essere portato in questura salvo vi siano fondati sospetti che tu stia mentendo.
Difatti, il codice penale sancisce solo l’obbligo per il cittadino di fornire al pubblico ufficiale i propri dati – ossia di identificarsi – e non di documentarli con la carta d’identità, la patente o altro documento di riconoscimento (salva ovviamente l’ipotesi in cui si sia alla guida dell’auto, nel qual caso la patente è obbligatoria per espressa previsione del codice della strada). Ne consegue che, si commette reato, solo se la persona in questione si rifiuta di rispondere alle richieste degli agenti. Di tanto abbiamo già parlato nell’approfondimento: Documenti, che succede se cammino senza?
Se c’è il fondato sospetto che i dati forniti all’agente siano falsi, il cittadino può essere soggetto a fermo di identificazione o accompagnamento. Significa che polizia, e carabinieri possono costringere il cittadino ad essere seguiti al più vicino ufficio di polizia o caserma. Lo stesso discorso vale per i militari che prestano servizio nelle città. Anche loro possono fermare o identificare i cittadini (fermo restando l’obbligo di comunicarlo al Procuratore della Repubblica).
Per quanto tempo si può essere costretti a rimanere in questura o in caserma?
Se si procede a fermo, il cittadino può essere tenuto per massimo 24 ore. Gli agenti hanno comunque l’obbligo di avvertire il Procuratore della Repubblica dell’avvenuto accompagnamento per l’identificazione. Dopo le 24 ore il cittadino va rimesso in libertà, senza alcuna conseguenza su fedina penale e casellario.
Fermo restando che tutte le forze di polizia stanno facendo un gran lavoro e spesso sono vittime di situazioni esasperate va anche detto che dietro una divisa c’è anche un uomo che dovrebbe tener conto anche dello stato d’animo della gente, a sua volta esasperata dalle restrizioni vigenti e dalal garve crisi economica conseguete, dunque a volte , a far la differenza, sono i modi con cui ci si pone per far applicare il regolamento tenendo anche conto delle reali necessità di chi si ha di fronte per evitare di incappare in situazioni paradossali come ad esempio quello della vigilessa, in Puglia, che ha bloccato e trattenuto per 15 minuti un medico che stava andando in ospedale per effettuare un’operazione urgente .
L’epidemia, purtroppo, sta ponendo profili di ordine pubblico mai ipotizzati prima, soprattutto con l’innescarsi di una fobia strisciante, fomentata sia dalla paura, sia da notizie false diffuse sui social network, e da un’informazione istituzionale a volte contraddittoria e confusa.
Ecco perché in questo contesto di rischio psicosi, il ruolo delle forze dell’ordine deve essere quello di vicinanza al cittadino fermo restando, da parte della popolazione, l’obbligo di rispettare quelle che sono le regole imposte per contrastare questo nemico invisibile!!!
Fonte:www.laleggepertutti.it
Video tratto da Facebook