l prossimo 30 gennaio, davanti alla seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Palermo, si riaprirà il processo a carico di Luigi Lalomia, il tabaccaio 78enne di Canicattì condannato in primo grado a 14 anni e 6 mesi di reclusione.
Lalomia è accusato di aver investito e ucciso il futuro consuocero, Mario Vincenzo Lauricella, con l’intento di bloccare il matrimonio tra i loro figli.
La Corte d’Assise di Agrigento, presieduta dal giudice Alfonso Malato, ha escluso l’accusa di omicidio volontario, riqualificando il reato in omicidio preterintenzionale.
Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Calogero Meli, la morte di Lauricella sarebbe stata una conseguenza non voluta di un’aggressione non premeditata.
Anche l’accusa di tentato omicidio nei confronti della figlia della vittima, che si trovava con il padre al momento dell’incidente, è stata ridimensionata a lesioni personali.
Il pubblico ministero Paola Vetro aveva richiesto una condanna a 26 anni per omicidio premeditato e tentato omicidio, ma il verdetto di primo grado ha ridotto significativamente la posizione dell’imputato. La Procura, non avendo impugnato la sentenza, limita la possibilità di aumentare la pena in appello.
L’episodio risale al 30 maggio 2021, quando Lauricella sarebbe stato colpito con un bastone e poi investito dal furgone Fiat Doblò guidato da Lalomia. La controversia era legata al matrimonio tra i rispettivi figli, osteggiato dall’imputato.
Secondo la ricostruzione iniziale, Lauricella avrebbe protetto eroicamente la figlia, spingendola via per salvarla dall’investimento. Il 60enne è deceduto il 16 luglio 2021, a distanza di un mese e mezzo dall’incidente.
Un elemento chiave del processo è stata la perizia dell’ingegnere Grazia La Cara, incaricata dalla Corte d’Assise di ricostruire la dinamica. La perizia ha modificato l’interpretazione dei fatti, evidenziando che:
Lalomia è stato condannato anche a risarcire i familiari di Lauricella, costituiti parte civile con l’assistenza dell’avvocato Salvatore Amato. La Corte ha stabilito un provvisionale immediatamente esecutivo, compreso tra 10.000 e 25.000 euro.
La difesa dell’imputato ha presentato appello contro la sentenza, che sarà ora ridiscussa. Tuttavia, la pena non potrà essere aumentata, data l’assenza di un’impugnazione da parte della Procura.
L’udienza del 30 gennaio rappresenta un momento cruciale per chiarire ulteriormente i contorni di una vicenda complessa che ha scosso l’intera comunità di Canicattì.